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Quando si parla di tsunami spesso si pensa a onde marine di grande altezza ed estensione, in grado di spostarsi a gran velocità e di crescere anche decine di metri fino ad assumere le sembianze di un vero e proprio muro d'acqua. In realtà non è sempre così, anche tsunami di dimensioni ridotte, infatti, sono carichi di energia e potenzialmente dannosi. Eventi di questo genere possono essere molto pericolosi, specialmente se non si sa cosa fare. Per sensibilizzare i cittadini al rischio tsunami in Italia e fornire strumenti che consentano di ridurre l’impatto in caso di evento è ora disponibile online il sito web ufficiale del Centro Allerta Tsunami dell'INGV, ricco di informazioni e approfondimenti sul rischio maremoti nel Mar Mediterraneo. Per saperne di più abbiamo intervistato Alessandro Amato, sismologo e responsabile del CAT e Andrea Cerase, Ricercatore e Professore Aggregato all'Università di Roma dove insegna "Comunicazione Umanitaria, del Rischio e dell'Emergenza", già assegnista di ricerca del CAT.

Alessandro, cos’è il CAT e di cosa si occupa?

CAT è l’acronimo del Centro Allerta Tsunami dell’INGV, un elemento importante del Sistema nazionale d’Allertamento per i Maremoti di origine sismica - SIAM, istituito nel 2017 da una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, coordinato dal DPC e comprendente anche l’ISPRA. In questo ambito il CAT svolge la delicata funzione di monitoraggio e sorveglianza in tempo reale dei forti terremoti del Mediterraneo che potrebbero generare degli tsunami. I messaggi di allerta del CAT vengono ricevuti, oltre che dal DPC, che li smista all’intero sistema di Protezione Civile nazionale, anche a molti Paesi dell’area europea e mediterranea che hanno sottoscritto i servizi del CAT.

Esiste il rischio tsunami in Italia?

Sì, l’Italia ha una pericolosità elevata per i maremoti, e quindi un alto rischio, principalmente a causa delle numerose aree sismiche marine e costiere del Mediterraneo, vicine e lontane. Tra queste ultime, conosciamo abbastanza bene quelle delle isole Ioniche, dell’arco ellenico, dell’arco di Cipro, il sistema di faglie dell’off-shore nord-africano. Tutte queste aree ospitano faglie attive capaci di generare forti terremoti “tsunamigenici”, fino a magnitudo 8 e forse superiore. Sappiamo per esempio che nel 365 d.C. uno di questi terremoti nell’isola di Creta ha dato origine a un grande tsunami che ha distrutto molti porti del nord Africa, come Alessandria d’Egitto, ed è arrivato anche nel sud Italia. Il catalogo dei maremoti del Mediterraneo riporta oltre 200 tsunami tra grandi e piccoli. Va ricordato che anche onde di tsunami di pochi decimetri sono pericolose, a causa della loro lunghezza e velocità. Ci sono poi i maremoti locali, quelli cioè che si originano in prossimità delle nostre coste, come accadde nel 1908 nello stretto di Messina e in molti altri casi storici. Se per i maremoti lontani i tempi di propagazione verso l’Italia sono dell’ordine di 30 - 60 minuti, per quelli locali i minuti a disposizione per mettersi in salvo sono pochissimi, tra i 5 e i 10. È importante quindi essere pronti e adottare comportamenti adeguati in caso si avvertano i segnali che precedono un maremoto, come lo scuotimento del terreno forte e prolungato, un rombo proveniente dal mare, ecc.

Quali sono le cause più frequenti degli tsunami?

La causa più ricorrente degli tsunami sono i terremoti. Sia nella banca dati globale che in quella del Mediterraneo l’incidenza dei terremoti sul totale degli eventi conosciuti è superiore all’80°%. Naturalmente parliamo di terremoti di elevata magnitudo, di 6 o più, superficiali e che avvengono in mare o in prossimità delle coste. Altre cause piuttosto frequenti sono le frane, sottomarine o subaeree e i fenomeni legati ad attività vulcanica come esplosioni o collassi di un fianco. Meno frequenti, ma possibili, i maremoti dovuti a impatto di meteoriti negli oceani. Una tipologia meno nota comprende i cosiddetti meteo-tsunami, dovuti a variazioni repentine della pressione atmosferica. Sono fenomeni ben noti nell’Adriatico e in altre aree, come la Sicilia; i loro effetti non raggiungono quelli dei terremoti ma possono comunque essere dannosi. Gli tsunami di origine sismica sono quelli in grado di generare i fenomeni di inondazione più rilevanti che, nel caso di grandi terremoti con faglie lunghe decine o centinaia di chilometri, interessano le coste di interi continenti per migliaia di chilometri. In qualche caso si è osservata la combinazione tra terremoto e frana, il primo con il suo scuotimento può attivare la seconda, e in questo caso gli effetti del maremoto possono aggravarsi notevolmente nelle località prossime al distacco della frana.

In cosa consiste il lavoro del turnista del CAT?

La turnazione al Centro Allerta Tsunami si effettua in parallelo con quella dei turnisti “sismici”. La postazione è coperta 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno. Nonostante siano state automatizzate al massimo le procedure per il monitoraggio e per il calcolo dei parametri dei terremoti, il ruolo del turnista è fondamentale, sia nella fase di invio del messaggio iniziale di allerta, che deve avvenire al massimo entro 14 minuti dall’evento, sia nelle ore successive. Il primo messaggio è quello più delicato, perché dalla correttezza dei parametri, quali coordinate ipocentrali e magnitudo, e dalla rapidità di invio dipende tutta la catena dell’allerta. I turnisti CAT sono stati preparati adeguatamente per gestire questa fase in cui in pochissimo tempo devono verificare i dati e inviare il messaggio, sapendo che questo viene immediatamente ricevuto dalla Protezione Civile nazionale e da una ventina di Paesi e centri dell’area euro-mediterranea. In seguito a una allerta, poi, il turnista deve analizzare i dati del livello del mare e verificare se uno tsunami si è effettivamente generato, nel qual caso invierà ulteriori messaggi di conferma alle autorità, fino alla chiusura della fase di allerta, o alla revoca di quest’ultima se nessun mareografo ha rilevato onde di maremoto. Diversamente da quando si effettua un turno di sorveglianza sismica, nel caso di tsunami che seguono un forte terremoto il turnista CAT ha a che fare con un evento relativamente “prevedibile” e quindi anticipabile, quindi l’attenzione e la prontezza sono fondamentali. Grazie ai nostri turnisti, siamo riusciti a ridurre i tempi di invio dei messaggi di allerta: per tutti gli eventi trattati nel Mediterraneo dal 2017 a oggi abbiamo inviato il primo messaggio tra i 7 e i 10 minuti dal terremoto.

Quali sono i sistemi di allerta tsunami nel mondo e in Italia?

Il primo sistema di allerta nel mondo venne installato a metà del secolo scorso alle isole Hawaii, dopo che un grande tsunami generato da un terremoto alle isole Aleutine, in Alaska, nel 1946 aveva provocato oltre cento vittime, nonostante le onde di maremoto avessero impiegato diverse ore per attraversare quel tratto di oceano. In seguito, dopo altri forti terremoti del Pacifico, compreso il gigantesco evento del Cile del 1960 di magnitudo 9.5, venne istituto il Pacific Tsunami Warning Center. Ci vollero molti decenni e un altro disastro di enormi proporzioni, quello dello tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, affinché gli altri bacini oceanici si dotassero di sistemi di allerta. L’evento del 2004, anch’esso generato da un mega-terremoto, provocò oltre 225.000 vittime in tutte le coste dell’oceano, comprese quelle africane distanti migliaia di chilometri e ad oltre 10 ore dall’evento sismico, proprio per l’assenza di un sistema di allerta. Da allora, oltre all’Oceano Indiano, anche l’area dei Caraibi, nell’Atlantico occidentale, e quella denominata NEAM - North-East Atlantic, Mediterranean and connected seas, si sono dotate di sistemi di monitoraggio e allerta per gli tsunami di origine sismica, sotto il coordinamento della Commissione Oceanografica Internazionale dell’UNESCO. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV è uno dei TSP - Tsunami Service Provider attivi nel Mediterraneo, insieme a quello francese, il CENALT, quello greco, il NOA, e quello turco, il KOERI, ed è l’unico che copre l’intero Mar Mediterraneo, inviando i messaggi di allerta alla protezione civile nazionale e ai molti Paesi e centri della regione.

Andrea, come è strutturato il sito e quali sono le risorse disponibili?

Il sito è strutturato in modo da offrire diverse risorse. Da un lato rappresenta un canale di comunicazione accreditato dove il cittadino può trovare informazioni su come il CAT opera sia a livello italiano, all’interno del Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM) generati da terremoti nel Mar Mediterraneo sia a livello internazionale poiché, come ha ricordato Alessandro Amato, è Tsunami Service Provider ovvero “Fornitore del Servizio Tsunami” del Mediterraneo, nell’ambito del NEAMTWS (North-Eastern Atlantic and Mediterranean Tsunami Warning System). Nelle sezioni dedicate, sono presentate le attività di monitoraggio e i risultati della ricerca scientifica condotta dal personale che afferisce al CAT. Dall’altro lato c’è una parte dove il visitatore del sito può raccogliere informazioni circa le procedure di allertamento, i limiti legati alla presenza di incertezza nella stima del rischio tsunami e può consultare una serie di schede informative sugli eventi del passato con la ricostruzione storica degli tsunami in Italia e nel mondo. Inoltre, e questa forse è la parte più importante, vengono fornite indicazioni pratiche su cosa fare in caso di maremoto prima, durante e dopo l'evento.

Ogni scheda del sito dispone di una versione in inglese che può essere switchata direttamente. Perché questa scelta?

Questa è stata una scelta necessaria per due motivi. Il primo è perché così il sito è accessibile da una parte di utenti più ampia, pensiamo ai turisti che vengono in vacanza nelle nostre zone costiere e che potrebbero non avere alcuna informazione circa il rischio tsunami in Italia e sui corretti comportamenti da tenere. Secondo, l’inglese ci permette di comunicare con la comunità scientifica, e questo è un aspetto molto importante se si considera che l’attività del CAT è pionieristica così come i servizi forniti attraverso il sito web: possono rappresentare dei modelli anche per altri Paesi.

Quali sono gli elementi di novità che vorresti evidenziare?

Sicuramente evidenzierei la mappa che si apre appena si accede alla pagina web del CAT dove l’utente può visualizzare gli eventi sismici avvenuti nel bacino del Mediterraneo e ottenere informazioni dettagliate sui terremoti per cui sono state diramate le allerte negli ultimi anni. Nella mappa sono riportati gli eventi sismici che potenzialmente potevano dare luogo a tsunami, per cui sono stati diramati messaggi di Watch (allerta rossa) o Advisory (allerta arancione) corrispondenti ai due livelli di allertamento previsti in base alla normativa nazionale in materia di Protezione Civile, a cui va aggiunto, per completezza informativa, il messaggio di Information (informazione) per eventi non in grado di generare tsunami ma eventualmente piccoli fenomeni a livello locale. Gli eventi potenzialmente in grado di generare tsunami sono rappresentati da pallini rossi, arancioni e verdi all'interno di tutta l'area di riferimento, e si riferiscono agli eventi occorsi da quando il CAT-INGV ha cominciato ad operare. Questo strumento visivo permette immediatamente di comprendere che gli tsunami non sono così rari, che esiste un sistema di monitoraggio e che se gli eventi hanno un effettivo potenziale di creare uno tsunami le allerte vengono emanate in modo tempestivo ed efficace. L’obiettivo generale del sito è quello di aiutare le persone a capire cosa siano gli tsunami, che possono capitare anche nel Mediterraneo e che non sono eventi così rari come si sarebbe portati a pensare, fornendo una serie di indicazioni importanti su rischio a cui siamo esposti. A questo riguardo bisogna certamente sottolineare lo stile con cui sono stati redatti i contenuti del sito: è stato adottato un linguaggio accessibile anche a chi non ha conoscenze in merito ai fenomeni trattati, con l’obiettivo di raggiungere e farsi capire da quante più persone possibile.

Dietro alla produzione dei contenuti del sito c’è stata una corposa attività di ricerca sulla percezione del rischio tsunami in Italia. Cosa ne è emerso?

Il sito del CAT è stato messo a punto a partire dai risultati delle ricerche scientifiche e dell’analisi dei vari siti di altri Tsunami Service provider e sistemi di allerta. Dalle ricerche è emerso che le persone sottostimano, per esempio, il rischio associato a eventi di piccole dimensioni. Per questo uno dei messaggi chiave che vogliamo trasmettere è legato agli eventi “minori” che comunque possono avere un'energia cinetica elevata, in grado di spostare macchine e trascinare persone in mare. Nonostante negli ultimi anni si siano verificati una serie di piccoli tsunami non c'è ancora una chiara percezione della pericolosità di questo tipo di eventi e per questo bisogna comunicarlo. Sono informazioni che possono fare la differenza. 

Link al sito CAT

LINK al database dei maremoti italiani