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Erano da poco passate le tredici quel sabato 26 maggio 1798 a Siena e in città fervevano i preparativi per la Pentecoste, era la vigilia. All’improvviso un terremoto colpì tragicamente la città: anche se non particolarmente grande, quell’evento causò morti e danni e la normale vita dei cittadini subì una brusca interruzione. Per sapere cosa accadde quel giorno e quali furono le conseguenze del terremoto abbiamo intervistato Viviana Castelli che presso l’INGV si occupa di ricerca storica sui terremoti con scopi sismologici. Senese di nascita, Viviana ci ha anche spiegato perché è così fondamentale preservare la memoria storica degli eventi che hanno interessato il territorio.

Viviana, iniziamo a definire gli avvenimenti: cosa accadde quel sabato del 26 maggio verso le tredici? 

Quel giorno era la vigilia di Pentecoste e verso ora di pranzo il terremoto arrivò all'improvviso. Ciò che sappiamo è che non c’erano state scosse precedenti avvertite dalla popolazione e quel che accadde fu un fulmine a ciel sereno, nonostante il cielo non fosse poi così limpido quel giorno. Pur non essendo terribilmente forte l’evento, la cui magnitudo momento stimata è 4.8, provocò alcuni morti e molti danni a causa di diverse ragioni. In primo luogo Siena era stata colpita qualche anno prima dall’esplosione di una polveriera della fortezza, aveva quindi già subito dei danni che non erano stati riparati. In secondo luogo la città non era molto ricca, per cui molti quartieri erano in cattive condizioni di manutenzione. Bisogna inoltre considerare che in città molti edifici erano costituiti in realtà da più case messe insieme da facciate unite: di questo era possibile rendersene conto all’interno, dove erano presenti scale e vari dislivelli. Queste ed altre furono le concause che accentuarono gli effetti della scossa con un conseguente forte impatto sulla città.

Quale fu l’entità dei danni che si ebbero a Siena?

L'intensità raggiunta dal terremoto di Siena, cioè la valutazione degli effetti fornita in gradi della scala macrosismica MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg), è pari al VII grado, corrispondente a una distribuzione dei danni del tipo: un 50% di edifici danneggiati in modo lieve senza danni strutturali, un 25% di danni più seri che compromettono l’abitabilità delle case ma che possono essere riparati e un massimo del 5% di danni talmente seri da non consentire un recupero.

E al di fuori della città?

Bisogna premettere che conosciamo questi terremoti storici del Senese quasi esclusivamente attraverso gli effetti che hanno avuto in città, anche a causa della ubicazione di Siena che si trova al centro di un territorio poco abitato costituito da paesi molto più piccoli con case isolate. Proprio questo vasto spazio intorno alla città ha evitato che ci fossero danni molto seri. Sappiamo comunque che si sono verificati danni lievi nell’arco di una decina di chilometri da Siena, a risultare maggiormente colpite furono strutture particolarmente grandi e vuote come le chiese. Molti terremoti storici del Senese hanno avuto effetti in un’area abbastanza ristretta, e questo potrebbe indicare che erano abbastanza superficiali, cioè che abbiano avuto origine a una distanza piuttosto ridotta rispetto alla superficie terrestre. In questi casi gli effetti restano limitati a un'area abbastanza ristretta.

Qual era la storia sismica dell’area?

I terremoti storici più significativi in Toscana, ma non solo, sono avvenuti lungo le catene montuose, quindi nelle zone della Toscana settentrionale, della Garfagnana, della Lunigiana, nel Mugello e nella fascia appenninica che attraversa l’Italia e c’è anche una certa sismicità lungo la costa pisana e livornese. Nella zona del Senese, in particolare, conosciamo abbastanza bene la storia sismica di Siena. Per quello che sappiamo attualmente l’intensità MCS che abbiamo attribuito agli effetti del terremoto del 26 maggio 1798 è quella massima che sappiamo esser stata raggiunta dai terremoti del luogo. C’è stato qualche altro evento sismico con un’intensità simile ma, al momento, solo su questo terremoto abbiamo delle testimonianze così ricche e dettagliate da poter essere ragionevolmente certi di quello che diciamo. C’è per esempio un terremoto presumibilmente del 1320 di cui abbiamo un’unica informazione che ci dice che tutta la città di Siena subì dei danni, mentre nel caso del terremoto del 1798 abbiamo centinaia di documenti sugli edifici della città. In questo caso il problema è, casomai, riuscire a tenere sotto controllo tutta questa mole di dati che possono essere analizzati da diversi punti di vista.

Quale fu l’impatto del terremoto sulla vita dei cittadini? 

Il terremoto ebbe un forte impatto sulla vita dei cittadini perché anche se non ci fu devastazione i danni in città erano gravi. Due ragazze, collegiali di un istituto benefico per giovani nobili ma povere, rimasero uccise sotto il crollo di un pezzo di volta dell’abside mentre erano intente a decorare la chiesa per la Pentecoste. Anche presso il collegio Tolomei, scuola per giovani gentiluomini provenienti da tutta Italia, un ragazzo rimase gravemente ferito e morì poco dopo. La caduta dei cornicioni aveva poi causato molti feriti e le persone erano molto spaventate da quello che era accaduto. Per questa ragione in molti decisero di dormire all'addiaccio o in carrozza nei numerosi spazi verdi presenti all’interno delle mura della città. Queste mura, infatti, erano state costruite in un periodo di forte espansione di Siena e si decise di lasciare molto spazio per i nuovi quartieri. Tuttavia verso la metà del Trecento la peste decimò la popolazione e non fu più necessario edificare. Molti spazi rimasero verdi e venivano utilizzati in casi come questo. Fu vietato suonare le campane così come furono spostate attività particolarmente rumorose e in grado di generare vibrazioni, come quelle tessili. Per le strade carri e carrozze non potevano passare a causa del pericolo di crollo delle facciate e il Palio di luglio non si fece. Nonostante le scosse non fossero proseguite oltre i primi giorni di giugno i postumi del terremoto furono lunghi, molte famiglie vennero alloggiate in strutture alternative come i conventi e i restauri proseguirono negli anni successivi.

Accadde anche qualcosa di “positivo”... di che si tratta?

Una cosa un po' buffa che accadde riguardò la nobiltà senese. Le ragazze facevano un po' di fatica a trovare marito in quel periodo perché anche se molte famiglie erano nobili non erano ricche, per questo facevano sposare un solo figlio maschio. Le mogli erano considerate degli oneri e gli altri fratelli rimanevano scapoli o si facevano preti. Ebbene, a seguito del terremoto ci fu una specie di inno alla vita, questa dinamica venne meno e furono celebrate molte unioni. Della serie, la vita è breve, godiamocela!

Siena perse anche un illustre ospite, chi fu?

Esatto, a Siena in quel momento c'era il Papa Pio VI e, come diceva il famoso diarista Anton Francesco Bandini, erano ben 348 anni che un Papa non visitava la città! Era arrivato a seguito delle invasioni dei francesi, che i primi di febbraio occuparono Roma, e alloggiava in uno dei tanti conventi senesi. Era di salute cagionevole e quando avvenne la scossa lo trasferirono dapprima presso un palazzo a poche decine di metri di distanza, il cui proprietario negli anni successivi addobbò con targhe, cappella e busto del Papa in onore dell’illustre visita durata qualche ora. Nei giorni successivi il Papa si spostò a Firenze dove si fermò fino a quando i francesi non lo deportarono l’anno dopo in Francia, dove morì.

Durante la ricostruzione venne prodotta una cospicua mole di documenti arrivati fino ai giorni nostri. Perché queste fonti sono così importanti? 

Queste fonti sono importanti perché attraverso il loro studio riusciamo a capire quali sono stati gli effetti del terremoto. Da un lato questa documentazione viene tradotta in gradi di intensità, dall’altro viene analizzata per comprendere come il territorio edificato risponde a un evento sismico. Poter disporre di testimonianze scritte come quelle del diario del pettegolo che ti racconta tutto quello che succedeva, le relazioni che intercorrevano tra i cittadini, il tempo che c'è voluto per rimettere a posto le cose e via dicendo è molto importante ma non dimentichiamo tutta la mole di documenti derivante dalle perizie eseguite dai tecnici che controllavano gli edifici, così come quelli prodotti da chi cercava di ottenere un qualche aiuto dalle autorità. Tutte queste carte ci permettono di capire quale impatto ha avuto il terremoto, dove si sono concentrati gli effetti più gravi e quindi anche quali sono le zone più vulnerabili della città. Più in generale queste fonti, come tutte le fonti storiche che parlano di terremoti ci aiutano a comprendere sempre meglio come ciascun territorio interagisce con gli eventi sismici che lo caratterizzano. La storia in questo senso è utile per coltivare una cultura del rischio.

È possibile oggi rinvenire i segni di quel terremoto in città?

Sì, in città sono presenti sia delle targhe commemorative che ricordano ricostruzioni o eventi legati al terremoto, sia interventi strutturali sugli edifici che un occhio attento può riconoscere, ne sono un esempio le catene, le chiavi e altri elementi in legno o metallo presenti sulle facciate degli edifici. Questi elementi sono la parte esterna di un tirante di ferro che è stato inserito fra due pareti contrapposte per rimetterle in asse, oppure sono visibili i rinforzi, tecnicamente definiti “speroni”, costruiti alla base delle mura che le rendono lievemente sporgenti alla base. Questi sono alcuni dei segni di quel terremoto ancora visibili in città.

Per concludere, perché è necessario conservare la memoria storica degli eventi sismici del passato? 

Ci sono due ordini di ragioni. Il primo è legato alle conoscenze tecniche che questa memoria ci permette di acquisire in quanto per valutare la pericolosità sismica di un territorio bisogna conoscere anche gli eventi sismici che lo hanno caratterizzato nel passato. Il secondo invece, è legato alla consapevolezza del rischio che caratterizza il luogo in cui viviamo. La memoria storica degli eventi è un patrimonio comune e condiviso che ci permette di costruire una cultura ambientale e del rischio. Questa ci rende resilienti e responsabili, le città le abbiamo costruite noi e dobbiamo conservarle… In conclusione voglio ricordare che preservare la memoria storica dei terremoti è un modo per convivere con la realtà in cui viviamo in modo consapevole: conoscere un territorio permette di capire quali sono le misure necessarie a proteggersi!

Link all'approfondimento sul Blog INGVterremoti